On-the-spot, Primo vere: Max Mondini

Overview

Due immagini gemelle, nate dallo stesso file e dallo stesso file strecciate e modificate, non nella sostanza, ma solo nelle dimensioni e nel colore.
Due sorelle, accumunate da un unica origine misteriosa, con le loro differenze e le loro similitudini, esse vivono e influenzano reciprocamente lo spazio. La mole enorme che sovrasta di giorno il colore, mentre la luce contamina il monocromo di notte.

Due specchi della stessa entità.
Due immagini che dialogano con loro stesse, parte di un discorso che noi non stiamo capendo.

Non c’è alcun senso da trovare in queste opere... Queste opere sono solo un possibile inizio di un viaggio individuale, che lascia il resto ad ognuno di noi. Come un attivatore il loro scopo è quello di destare dal torpore, far circolare il sangue nelle vene ma non ci rivelano nulla. Esse innescano le nostre emozioni e di conseguenza attivano il pensiero, ma non lo indirizzano verso una teoria o una giustificazione.

Sono solo forme, incapaci di esprimere qualsiasi altra cosa all’infuori di loro stesse, che riportano il dicorso artistico ad una necessità espressiva umana come quella di cercare emozioni attraverso degli elaborati inutili ed effimeri come quelli artistici. Non hanno nessuna esigenza pratica, ma una necessità profonda. Non necessitano di esistere come diapositive di un pensiero o rivelatrici di qualche scoperta. esse posseggono una grammatica intrinseca che è la vera capacità comunicativa.

“sono solo da esperire [...] liberi di non trovare una collocazione nei nostri punti di riferimento.”

Queste sperimentazioni non cercano la rivoluzione, ne sottendono a rappresentare qualcosa. Esse mirano a restare prive delle nostre certezze, dando valore alle forme visive in quanto tali.

“Non narrano, non indicano, non possiedono un significato, anche se alla fine tutto finisce per averne uno,[...] diventando un vuoto attivo che viene riempito arbitrariamente.
Come un linguaggio esse comunicano, ma non ci aggiungono consapevolezza, mostrandoci qualcosa che nel nostro profondo in realtà già conosciamo, ma in modo talmente netto e lucido che ci appare come una rivelazione.

A volte nell’arte troviamo delle verità, anche quando non le stavamo cercando.

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